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Fazio e la bruttezza da combattere con la bellezza


Ieri sera ho ascoltato Fabio Fazio intervistato da Gramellini a "Che tempo che fa"; Fazio sostiene che il tema della bellezza assegnato al Festival di Sanremo era per contrastare la bruttezza, la rabbia, la violenza che attraversano il paese.
Immagino che le canzoni scelte appartenessero, secondo il criterio della direzione artistica, alla categoria delle "belle canzoni".
Personalmente ho molti dubbi, le ho percepite mediocri, avulse, lontane dal sentire del paese: giorni fa ho scritto un post su Facebook dal titolo "Cantare l'amore ai tempi della crisi".
La ragione per cui ne parlo in questo spazio ha poco a che fare con le canzonette: quando definiamo bella un'opera d'arte?
Quando ci tocca nel profondo. Cosa significa? Che provoca in noi sensazioni, emozioni, pensieri e, soprattutto, risonanza nel sentire.
L'intenzione dell'autore, quindi un dato del suo sentire, si veste della sua mente e della sua emozione e lo attraversa, ci attraversa durante la nostra percezione e i due sentire risuonano.
Allora noi cogliamo quell'opera come vera, significante e bella.
Ha ragione Fazio nel dire che la realtà attuale è brutta, rabbiosa, violenta ma la soluzione non è iniettare nel corpo sociale alte dosi di bellezza prodotta dagli artifici della mente, quanto il bello che sorge dalla coscienza, l'intenzione bella.
Ora, l'intenzione non è mai avulsa dalla realtà, sempre parla di ciò che le coscienze, e le persone che esse generano, si trovano ad affrontare: l'opera d'arte generata dalla coscienza parla in modo simbolico della realtà esistenziale dell'autore e del tempo nel quale è inserito.
L'opera generata dalla mente parla dei suoi calcoli, dei suoi bisogni, delle sue seduzioni, in quanto tale parla solo ai meno avveduti e consapevoli.
L'arte, la bellezza cambiano sicuramente le vite ma perchè di esse parlano: se in un momento così duro per il paese le canzonette narrano gli sfrigolii interiori dei loro protagonisti, il loro linguaggio è muto.
Per cambiare la realtà di un paese che si è perso occorre che esso sia consapevole del perchè si è perso, delle responsabilità individuali e collettive, della natura dell'errore commesso da intere generazioni: l'arte, insieme alla filosofia, alla cultura, alla politica, alla spiritualità può aiutarci molto nel vederci e nell'aiutarci a divenire diversi.

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