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Una comunità ha una sua vocazione e a quella si attiene se non vuole perdersi


Una riflessione sulla natura della nostra comunità.
Un luogo di esperienza non è un luogo di riflessione e di discussione.
Riflettere e discutere, indagare e sperimentare le varie opzioni che le persone ritengono valide, richiede una struttura adeguata e persone disposte interiormente a quell'esercizio.
La nostra è una comunità contemplativa, non altro.

Contemplare significa vivere la realtà senza timore e senza giudizio e lasciarsi attraversare da essa.
Contemplare significa partecipare la realtà con lo sguardo del sentire.
Contemplare è conoscere il limite dell'indagine cognitiva e privilegiare altro; non è svilire l'indagine cognitiva, è averne abbastanza e privilegiare una disposizione unitaria, quella che sorge dalla coscienza, dall'esperienza del sentire.
Solo con l'esperienza e con la frequentazione di persone che vivono il loro quotidiano nella dimensione della contemplazione possiamo comprendere cosa realmente sia questa disposizione di vita: cosa siano le parole che sorgono dal silenzio, cosa i gesti che affiorano dalla non volontà, cosa la vita che è flusso, processo, affidamento senza condizione.
Accade che persone si approccino al nostro cammino e portino con sé un'esigenza altra: prima di pensare al loro contributo possibile è bene che scendano nel ventre dell'esperienza contemplativa, che questa diventi le loro ossa; quando di quella natura saranno impastate, le loro parole avranno la giusta risonanza nel silenzio di chi le ascolta.
Una comunità ha una sua natura, a quella deve rimanere fedele: se al tirare del vento si lasciasse rotolare e sballottare smarrirebbe ciò che è, la focalizzazione ripetuta e insistita sulle poche cose rilevanti quando, nel divenire del quotidiano, ancora il proprio esistere all'essere, al non condizionato.
L'esperienza dell'essere ha bisogno di un tasso relativo di mente e di emozione, non si dispiega grazie al pensare o al provare, ma grazie al sentire: è un modo completamente diverso da quello ordinario di procedere, di relazionarsi, di vivere.
Una comunità contemplativa è una piccola cosa e con un orizzonte d'azione estremamente limitato: i suoi membri sono incessantemente invitati a tornare all'essenziale, al "ciò che è", al risiedere nella non identificazione, nello stare, nella neutralità.
Coloro che si avvicinano al nostro piccolo mondo e hanno ancora in sé la spinta a cercare, si troveranno in difficoltà e sembrerà loro che non ci sia spazio per le domande e le ricerche che portano con sé: non è così, c'è spazio ed attenzione, ma la risposta non è al livello che quelle persone desiderano, non al livello della mente, né a quello dell'identità.
La risposta è in una prassi di vita, nella focalizzazione sul sentire di coscienza: se l'ospite è disponibile a quello non mancherà di avere ampio spazio d'espressione e di comunione; se desidera che l'incontro avvenga sul terreno dei concetti e delle molteplici esperienze dovrà rivolgersi altrove.

Immagine tratta da: http://www.cadandrea.org/

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