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Contemplare i piccoli fatti (5): vedere la vittima


Quali che siano i fatti essi sempre sollecitano la vittima in noi, colei che subisce l'accadere.
La vittima è una dimensione peculiare della mente, una sua interpretazione che, se non vista o malintesa, preclude ogni accesso alla realtà profonda.
Attraversare la giornata identificati con il paradigma della vittima significa produrre senza sosta rabbia e frustrazione: questa disposizione vela la realtà e nulla di essa cogliamo se non il rumore di fondo prodotto da noi stessi.
Non c'è sguardo profondo, non c'è apertura sulla dimensione contemplativa del vivere se la vittima si interpone tra noi e la realtà.
Vedere la vittima, essere consapevoli dell'assurdità di quel punto di vista, rammentare che tutta la realtà è creata dal nostro sentire, non da qualcun altro, ci potranno ricondurre alla lucidità ed ad una qualche neutralità: da lì ricominceremo il cammino incontro alla contemplazione come possibilità.

Immagine tratta da: http://incontroallinfinito.blogspot.it/2013_12_01_archive.html

2 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. Questo post mi richiama alla mente il mio illustre vicino di casa, Roberto Assagioli, che visse a Capolona gli ultimi anni della sua vita. Queste le sue parole durante un periodo della sua vita in cui finì in carcere: "Mi resi conto che ero libero di assumere un atteggiamento o un altro nei confronti della situazione, di darle un valore o un altro, di utilizzarla o meno in un senso o nell'altro. Potevo ribellarmi, oppure sottomettermi passivamente, vegetando; oppure potevo indulgere nel piacere dell'autocommiserazione e assumere il ruolo di martire oppure, potevo prendere la situazione in maniera sportiva e con senso dell'humor, considerandola come una nuova e interessante esperienza. Potevo farne un periodo di cura, di riposo, o di pensiero intenso su questioni personali, riflettendo sulla mia vita passata o su problemi scientifici e filosofici; oppure potevo approfittare della situazione per sottopormi a un training delle facoltà psicologiche e fare esperimenti psicologici su me stesso; o, infine, come un ritiro spirituale. Compresi che dipendeva solo da me capire che ero libero di scegliere una o più di queste attività o atteggiamenti; che questa scelta avrebbe avuto effetti precisi e inevitabili, che potevo prevedere e dei quali ero pienamente responsabile. Nella mia mente non c'era dubbio alcuno circa questa libertà essenziale...".

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