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Giorni di silenzio, di svuotamento, di azzeramento


I giorni che precedono un intensivo (il 28-30 marzo al monastero camaldolese di Fonte Avellana) sono sempre particolari: la mente, mai particolarmente affollata, si svuota, l'emozione si diluisce e l'insieme dell'esperienza assomiglia molto all'immersione sott'acqua.
Ciò che sempre mi colpisce in questa fase è l'impossibilità a pensare, come se un sistema di sicurezza, una sorta di filtro inibisse quella capacità.
Simultaneamente avanza l'esperienza della rarefazione e della sospensione: la scomparsa del confine personale, della percezione residua di sé, dell'essere - anche se marginalmente - un qualcosa che c'è.
Uno spazio senza confine e senza condizionamento si apre, una condizione di azzeramento e assenza avanza e, inesorabile, occupa l'intero spazio dell'esistere.
E' quella che nel Sentiero chiamiamo l'esperienza contemplativa permanente: la scomparsa del soggetto, l'affermarsi dell'essere.
A questo processo interiore si affianca, nell'umano, una grande fragilità: l'ecologia del quotidiano attiva le sue pratiche e le sue difese per non esporre l'interiore, radicato nell'esperienza contemplativa, ai venti controversi dell'umano attorno a sé.

Immagine da: http://goo.gl/1ZPG6c

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