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La consapevolezza dello stare nel cammino spirituale


Capita, in mattine come queste, di ritrovarmi in una zona non confortevole, un qualcosa che muove strati profondi di disagio che viene da lontano, antico.
Sono situazioni come questa in cui una persona cara, dopo un giorno che si sta assieme, riparte.
All'inizio dell'incontro due mondi si ritrovano e ci sono degli assestamenti, i due mondi modellano la vibrazione quotidiana dell'uno e dell'altra e c'è una fase di stabilizzazione delle due frequenze.
Poi c'è il gioco che dura una mezza giornata e l'indomani la partenza.
E questa partenza provoca un moto di ribellione: "ma come, adesso che si stava giocando così bene è già ora di salutarci?".
E allora affiorano delle risorse, vado a ripescare gli strumenti del mestiere.
Scorporato il pesante fardello, indossare la camicia di forza della vittima che ha sempre il suo insidioso fascino, vado un po' più a fondo a intercettare quelle poche cose che ho compreso del percorso spirituale. Dalla bisaccia del viandante che va incontro al suo cammino tiro fuori uno strumento: lo stare in quello che c'è.
Niente di cui lagnarmi, solo singoli fatti cui non apporre colorazioni di giudizio, nessuna etichetta.
Allora tutto torna a zero in un tempo sempre più veloce.
Ripongo lo strumento nella bisaccia e mi rimetto in cammino.
Ne assaporo la libertà attraverso il respiro.

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