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Estetica e contemplazione


Scrive un lettore:
Ma, l'estetica è necessaria alla contemplazione?
Barba lunga, vestiti larghi, l'immagine di sé proiettata quale ruolo vuole avere?
Non è un'induzione e, anche questa, un modo di mostrarsi agli altri e in qualche modo di soddisfare una immagine di sé riprodotta? Il linguaggio non verbale è costruito?

La contemplazione è la vita consapevole del e nel sentire.
Il sentire si manifesta attraverso le forme, tutti i sentire che si manifestano nel tempo e nello spazio vestono una forma.
Ogni sentire genera una identità, piccola o grande che sia: l'identità è la risultante delle attività sensoriali del corpo fisico, del corpo emozionale, del corpo cognitivo e della relativa interpretazione dei dati sensoriali acquisiti.
Ogni coscienza/sentire dunque si ammanta di una sembianza estetica quantomai soggettiva.
Potremmo discutere sulle ragioni psicologiche ed identitarie che hanno condotto lo scrivente a portare per una vita la barba ma sarebbe una dissertazione veramente noiosa: la disposizione contemplativa non ci porta ad interrogarci su di una barba e sul suo portatore, ma a prendere atto che qualcuno la porta per ragioni sue, o per non-ragioni sue.
Estetica e contemplazione non possono che danzare assieme perché l'estetica è la forma/interpretazione del mondo e la contemplazione un modo di guardarlo e viverlo.
L'immagine che proiettiamo, perché tutti proiettiamo un'immagine, è un riflesso del sentire: è anche un calcolo della mente/identità?
Dipende, in alcuni casi l'identità fa le sue considerazioni e sceglie un colore piuttosto che un altro, un tessuto piuttosto che un altro e lo fa obbedendo ad una sapienza, ad un gusto, a delle preferenze interiorizzate nel tempo.
Lo fa anche per narcisismo? Dipende dai soggetti, può darsi. Se così è vuol dire che dal narcisismo ha qualcosa da imparare, come dal colore nero, o arancio, dalla lana o dal cotone, dal pantalone largo o dal pantalone stretto.
Infine: il linguaggio non verbale è costruito?
L'insieme dell'impianto comunicativo è attivato e sostenuto da una corrente intuitiva che poco spazio lascia alla rappresentazione volontaria.
L'esperienza della contemplazione appoggia tutta su questa corrente intuitiva: altro si introduce e, marginalizzando il soggetto, afferma la conduzione delle scene, degli accadimenti secondo logiche non personali.
Questa è l'esperienza di molti artisti; molto spesso la creazione artistica non è altro che esperienza contemplativa inconsapevole.

Immagine da: http://goo.gl/vL1nzX

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