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"Dittatura dell'ego" e limiti della coscienza


Ho letto qualcosa, da qualche parte sulla dittatura dell'ego. Non ricordo i dettagli della tesi ma è l'argomento consueto: l'ego è di intralcio alla realizzazione e alla libertà.
Esiste nella persona una dimensione definibile ego, identità?
Non è una dimensione, non un corpo evidentemente: è una lettura, una interpretazione della realtà personale e universale.
Quindi l'ostacolo alla libertà è costituito da come noi interpretiamo noi stessi, le cose che ci accadono, la realtà attorno a noi, le relazioni che viviamo.
Da cosa dipende, da cosa è condizionata questa lettura, questa interpretazione?
Da quanto siamo intelligenti e colti?
Dai conflitti interiori che viviamo?
Noi diciamo che dipende innanzitutto e prioritariamente da quanto la coscienza ha compreso.
Più è ampio il sentire di coscienza (e quindi le comprensioni che una coscienza "possiede") più la lettura della realtà personale e universale sarà all'insegna della comprensione dei processi e della compassione; meno una coscienza ha compreso e più sarà ancorata a dinamiche competitive e conflittuali.
Se la lettura della realtà di cui siamo capaci è essenzialmente egoica, a poco servirà il considerare l'identità un ostacolo e magari cercare di aggirarla, trascendendola: bisognerà affrontare quegli aspetti del sentire dove, evidentemente, non c'è comprensione acquisita.
Il problema, se di problema si può parlare, non è nell'identità che è solo una conseguenza, è nella coscienza che origina tutti i processi.

Immagine da: http://goo.gl/uTPD2c

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