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Il coraggio di guardare nel vuoto. La contemplazione dello spazio, dell'assenza


La pratica della disconnessione conduce a creare degli spazi nella sequenza senza fine del divenire, ad assumere consapevolezza dei vuoti che esistono tra scena e scena, tra pensiero-emozione-azione che, all'apparenza, sembrano essere coesi e coerenti.
La natura dei nostri sensi fisici, della memoria, delle interpretazione della mente crea la continuità del divenire, della successione senza fine delle scene, del tempo: ma non è questa la realtà, questa è pura illusione.
La pratica della disconnessione svela un'altra dimensione della realtà e del vivere: esiste lo spazio e in esso accadono dei processi.
In origine esiste lo spazio, non il divenire.
La contemplazione di quello spazio è il frutto della disconnessione, ciò che da essa germoglia.
Bisogna avere il coraggio di abbandonare il mondo fatto di tempo, di continuità, di successione e stimoli senza fine e focalizzare lo sguardo sul substrato che tutto questo sostiene, su quel vuoto da cui cui tutto trae origine.
Se quel coraggio c'è, allora lo sguardo svelerà la natura di quel vuoto, di quella mancanza di conosciuto che di tutto parla tranne che di una assenza.

Sabato 12 aprile, Eremo dal silenzio, Gruppo di approfondimento su: La natura profonda della disconnessione e della fiducia

Immagine da: http://goo.gl/AtIrTn

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