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La contemplazione è il ritmo della vita che fluisce nell'assenza del soggetto

Un passo ne segue un altro ma non è possibile il nuovo passo se non lasciando andare quello che l'ha preceduto.
Né è possibile un nuovo respiro.
Né un nuovo battito del cuore.
Perché la vita possa dispiegarsi è necessario essere disposti a perdere.
La persona, così spesso attaccata e identificata con i propri presunti vissuti, non si rende conto che questi sono fondati sul perdere e guarda l'esperienza della contemplazione, che è perdita senza fine, con sospetto.
Naturalmente, la contemplazione non è solo perdere, è lasciare che il ritmo della vita attraversi quell'essere che chiamiamo col nostro nome: "lasciare che il ritmo della vita", dunque la vita tutta intera, dunque andare oltre ciò che ci piace e non ci piace, ci gratifica o ci delude.
Quel flusso senza fine è il vivere: entrarvi significa perdere il soggetto che lo vive affinché solo il flusso sia.

Immagine da: http://goo.gl/0Z0Zxj

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