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L'esperienza dell'incontenibile nella contemplazione


Leggendoci ci sentite quasi sempre parlare di perdita, abbandono, deserto, spazio, assenza e vi sarete fatti, se non ne avete esperienza diretta, l'idea che la contemplazione sia qualcosa di piuttosto scarno, povero e vuoto.
Non parliamo quasi mai dei doni quotidiani della contemplazione, perché?
Perché è difficile parlarne e perché la sfera di quell'esperienza è così intima e privata che il parlarne sembra inopportuno.
Ma, se nessuno ne parla, si corre il rischio di non trasmettere esperienza e con essa gli strumenti per gestirla.
Qui dirò quel che si può dire.
"Essere trasportati dal vento":
"Il traboccare di senso, di pienezza, di compassione".
"Vivere la pienezza dell'offerta: non dell'offrirsi, non del ricevere, dell'offerta che esiste in sé, in quanto totalità che si offre".
Cosa è l'esperienza dell'essere trasportati dal vento?
Il non-essere che nella fiducia senza condizione si lascia condurre là dove la vita vuole.
L'assenza di sé che è leggerezza senza fine, assenza di confine e di motivazione, di scopo e di ponderazione.
La follia del non appartenere.

Può bastare.
Immagine da: http://goo.gl/lct8hM

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