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"A che ora della notte ci troviamo?"


Cito nel titolo Massimo Cacciari e la sua chiusa al bell'articolo sull'ultimo numero dell'Espresso.
Cacciari dice che lo sapremo dopo il 25, dopodomani.
Anche io penso che lunedì sapremo alcune cose, la principale delle quali è se pensiamo di affrontare un futuro planetario molto complesso come comunità continentale, o come agglomerato litigioso di "città-stato".
Se i cittadini riterranno che "il piccolo è bello" (e non parlo delle tesi di E.F.Schumacher) allora vorrà dire che rivedrò qualcosa di già visto, patito, pagato a caro prezzo.
Vorrà dire che affronteremo in ordine sparso le grandi questioni che ci attendono e che da ieri dovevano essere state già affrontate e che non possono essere rimandate se non assumendosi responsabilità molto gravi:
- il cambiamento climatico;
- 2 miliardi di persone in più nei prossimi 30 anni;
- il cambiamento delle abitudini alimentari di interi popoli e l'aumento del consumo di carne;
- il proliferare delle centrali nucleari su tutto il pianeta e la questione energetica in generale;
- il problema immane delle risorse idriche e dell'acqua potabile.
Potrei continuare ma non è il caso, solo un inciso:
come faremo a fare in modo che i nuovi 2 miliardi di abitanti restino a casa loro e non vengano a bussare ad occidente? Domanda interessante, non è vero?
Ho già visto questa cecità, negli anni '80: una fetta consistente della "classe dirigente" aumentò a dismisura il debito pubblico ipotecando il futuro di tutti. Oggi paghiamo quelle scelte a carissimo prezzo: dal 2010 al 2013 abbiamo pagato 318 miliardi di interessi sul debito pubblico.
Le scelte che facciamo oggi le paghiamo, o ne ricaviamo i benefici, domani. E' un principio elementare.

Immagine da: http://goo.gl/hdyGWs

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