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Incontrare i propri figli


Ho visto con commozione le immagini dell'arrivo in Italia dei bambini congolesi e l'incontro con le loro famiglie adottive.
E' una storia che conosco, sono oramai 28 anni che abbiamo incontrato nostra figlia brasiliana.
I figli non si hanno, si incontrano. Cosa significa?
Quando noi siamo pronti, quando nel nostro intimo ci sono le condizioni, quando questo incontro ha una funzione nel nostro cammino esistenziale incontriamo i nostri figli, quelle creature che, per un loro disegno interiore, hanno la necessità di vivere una vita con noi.
Quell'incontro che certo non dipende da una scelta razionale, o da un condom rotto, o da una procedura burocratica può allora avvenire e iniziare a dispiegarsi.
Se sapremo darci alla maternità e alla paternità le nostre vite, le nostre interiorità subiranno stimoli, provocazioni, revisioni, crisi continue e da questo processo usciremo nuovi nel sentire.
Nati dal ventre nostro o portati da un 747, cambieranno l'ordine delle cose e noi cambieremo il loro: mai si finisce di imparare da un figlio e mai da un genitore.
Quando non abbiamo la possibilità di accedere a questa esperienza, quando questo incontro non può avvenire per le più diverse ragioni, nulla è perduto: i figli non sono nostri, i figli si incontrano e mille sono i luoghi dell'incontro e mille e mille i modi di dispiegare la genitorialità.
I figli sono lì, a volte sono ingobbiti dagli anni e dagli stenti, o dalla fatica di vivere; a volte hanno il volto di chi è perso a se stesso; a volte quello di un animale abbandonato, altre quelle di un campo che chiede la mano di un umano per giungere a frutto.
I figli si perdono, quando è tempo. Quando è tempo per loro, quando è tempo per noi anche se mai ci sembra possibile che esista un tempo per questo perdersi di vista transitorio.

Immagine da: http://goo.gl/EaeG9O

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