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Ogni persona è un aspetto dell'Assoluto che si manifesta nella relazione


Questa riflessione prende lo spunto dall'enorme circolazione di contenuti nel web: sui social network, sui giornali online, sugli aggregatori di varia natura i materiali rimbalzano creando molto rumore di fondo.
Spesso gli utenti si limitano alle condivisioni passive incrementando il fenomeno.
Tanti contenuti sono inutili come inutili sono i cento giocattoli dei nostri figli e la moltitudine di gadget tecnologici di cui sono piene le nostre case.
Il web è metafora della vita delle persone, della bulimia degli stimoli, dell'insignificante che rimbalza nell'etere e nei cavi portando il suo contributo di niente.
Il niente quando è esposto compulsivamente diventa distruttivo perché copre ciò che è portatore di senso e di significato con il suo frastuono: nell'eccesso non vediamo più niente, nemmeno ciò che ha valore perché questo si perde nella moltitudine degli stimoli.
Bastano pochi stimoli e su cose essenziali, il resto è cascame della mente.
Molto del mondo che abbiamo creato è solo cascame della mente.
Una persona, qualsiasi persona è aspetto dell'Assoluto.
Un sasso, una pianta, un pesce, un anfibio, un rettile, un uccello, un mammifero sono aspetti dell'Assoluto: con il solo loro esistere essi cantano la natura dell'Assoluto.
Anche l'umano solo esistendo canta la natura dell'Assoluto, ma l'esistere dell'umano è anche e soprattutto produzione di cultura: l'intenzione diviene spinta creativa e questa genera l'azione; l'interiore, manifestato e comunicato attraverso la relazione, diviene fatto culturale.
Ma se la persona si limita a ritrasmettere senza fine contenuti altrui, se rinuncia a proporre ed esporre il proprio punto di vista, se ripete passivamente ciò che altri hanno creato, se non trova modi personali di pensare, provare, agire il suo essere persona è coartato, la sua umanità non espressa.
Quell'umano, che è aspetto dell'Assoluto, rinuncia alla manifestazione della sua natura più profonda e questo produce un danno alla persona e alla collettività di cui è parte che si ritrova culturalmente immiserita: la vita di tutti si nutre innanzitutto e prioritariamente del contributo di intenzione, pensiero, emozione, sensazione che ciascuno di noi mette in campo.

Immagine da: http://goo.gl/NJwckw

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