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Sotto il fiume d'acqua e di fango che fine fa lo sguardo equanime che sorge dalla contemplazione?


Mentre scrivo i fiumi, qui nelle Marche, esondano e molta gente sta perdendo le proprie cose.
Quando l'acqua ti entra in casa, ti porta via la strada, ti distrugge il lavoro di anni, cosa succede in te?
Tu che scrivi sei in collina, i danni sono limitati, hai solo passato la mattinata a spalare fango, ma gli altri?
Chi è dentro i processi ha risorse che chi li osserva non ha: chi è in mezzo all'acqua si dà da fare, cerca una soluzione se può; se non può magari piange ma, comunque, vivere un processo non è come immaginarlo.
Nei processi, dentro ad essi, ci sono le risorse per affrontarli, sempre.
La persona macerata dall'esperienza contemplativa non è avvezza al lamento, è allenata alla fatica, sa cosa va fatto per evitare che la mente sia padrona: la contemplazione non è solo uno stato, è una insegnante, una guida, un metodo, una disciplina intima e interiorizzata che tutto riconduce all'essenziale, anche ciò che ci sembra più avverso.

Immagine da: http://goo.gl/yyAIdG

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