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E le mani si fanno rami che non trattengono più


Uno scritto di elisa b. dopo l'intensivo del Sentiero contemplativo del 6-8 giugno al monastero camaldolese di Fonte Avellana.

fontavellana: ventre verde di aceri minori (grazie a paolo ho imparato ciò che è ‘minore’), di querce e acacie e pure di un faggio e di qualche nocciolo (confesso ne ho riconosciuti, visti e abbracciati solo 3).
nell'utero di questa valle si staglia la pietra… pietre chiare tenute insieme dal silenzio del monastero.

perfetto... è forse facile dire perfetto in questo esserci. 
facile l'entrare, facile l'uscire dalla porta dell'essere e del divenire.

facile comprendere qui, facile conoscere, accogliere... come è facile l'amplesso quando l'ego si scioglie nell'amore... goccia-goccia... trasparenza attraversata di luce.

solo luce. 
e lì tutto... arcobaleno... ponte attraversato fino a casa. 
dentro. 
chi sei tu?
chi sono io?
suono di campane... qui, ora, tutto, nulla.
eppure nel canto cristallino del merlo e dell'usignolo tace ogni voce.

e la lucciola? 
hai visto le lucciole nel buio?
e senza il buio di questa notte come potresti vedere queste stelle che danzano nel silenzio di campi fatti cielo.... qual'è l'alto, quale il basso? 
dove la terra dove il cielo? 
dentro.

facile passare lievi nel passo quasi nudo sulla terra. 
anche il piede si fida della terra, non la ferisce e non ne è ferito. 
vulnerabile sul vulnerabile, appoggia e appoggiandosi nasce lo stare. 
l'albero guarda e il suo sguardo attraversa il velo del mio non vedere. 
ora vedo... eppure le parole del maestro risuonano: "da tanto tempo sono con te… e tu non mi hai conosciuto?"

coscienza che tutto sai, come ancora non vedo? 
come ancora lo shemà scema nel mio orecchio sordo. 
eppure l'orecchio ti è stato riattaccato, asino, perché ragli ancora? 
già perché invece di ragliare non entriamo a gerusalemme? 
gerusalemme gerusalemme dove sono le ali che volevano raccogliere i pulcini? 
un maestro fatto gallina: come puoi dire mostrami il padre? 
chi ha visto me ha visto...

fiducia. 
piume di aquila e di gallina, ali che volano e ali che accolgono. 
saprò mai accogliere con le tue ali, chioccia? 
saprò mai vedere l'angelo che tu hai riconosciuto, asina di balaam? 
quante volte ti percuoterò asina mia prima che mi sia tolto il velo dagli occhi? 
prima che mi fermi nel mio passo cieco che viola la terra, il sasso, l'erba, la pietra? 
togli le scarpe… il suolo su cui cammini è sacro, e il tuo piede vede solo se scalzo il viso della terra, senza più veli, armature, carri, più o meno armati, e cavalli.

eppure risuona la voce di emmanuel: lascia il fiore senza spezzare lo stelo... ombelico che lo lega alla terra... nel tuo occhio che vede qui e ora, nel tuo naso che odora qui, ora, nella mano che accarezza e sfiora, fiorisce il fiore, dentro. nel tuo non strappare, nel tuo non volere, nel non possedere, nel tuo lasciare, nel perdere, nel tuo arrenderti: eccoti. 
senza più scarpe, né vasi, senza pugni, né foto… cui aggrapparsi, a mani vuote, a mani aperte, a piedi nudi: senza.

senza la ciotola rimangono le mani fatte culla. saprò mai essere culla? 
paglia del logos, sua asina, bue? 
bue dagli occhi miti come il lago che accoglie il mio corpo nudo come stalla, nudo come pietra, nudo come monaco.

il viandante va per strade leggero come pioggia prima del sole. 
quanto pesa una goccia sulla pelle? 
e nel tessuto del tuo saio? 
e senza saio? 
nudo. 
scorre goccia-goccia.

antonella ha imparato che ha più vie e di una ci fa dono. 
e nel bivio dell'agire e del non agire la prossima volta sceglierà forse il silenzio, e la prossima ancora il logos. nella sua voce o nelle dita scorre il logos e, nel virtuale di messaggi digitali, il verbo si fa carne e la tua carne pane, il sangue vino. 
in un messaggio, sorella divieni angelo. 
messaggero.

di chi? di cosa? a noi la scelta di portare e non portare, di essere e di giudicare, di vedere e non vedere, di udire e guardare. 
o ascoltare.

perfetto. 
perfetto è il figlio che mangia ghiande coi porci, perfetto il padre che accoglie. 
perfetto anche il fratello che non accoglie? 
perfetto il padre che come cavalla scalcia il figlio che non sa partire. 
esaù e giacobbe, abele e caino… chi ci darà la scala in cui angeli scendono e salgono come il giardiniere nel suo giardino? 
“se l’hai portato via tu dimmi dove che lo vado a prendere”. 
prendere? 
“da tanto tempo sono con te… e non mi hai ri-conosciuto?”

“maestro”… e le mani si fanno rami che non trattengono più… volo di rondini al cielo…

le rondini hanno il loro nido ma tu dove poserai il capo? 
la mia testa vuota che non pro-testa più, che non contesta… la ciotola cade, scorre il thè tra le tue mani vuote, culla, guanciale dove poter riposare. 
grazie del tuo stare.

Immagine da: http://goo.gl/tKJPlL

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