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L'intenzione, la parola, l'azione coerenti


Leggo su eunews:
Fondi Ue, Italia campione dei tentativi di frode. Un primato saldissimo quello italiano nel 2013: con 302 irregolarità superiamo tutti gli altri Paesi di centinaia di casi. Dopo di noi, molto distaccate, Bulgaria, Polonia e Danimarca con 97, 91 e 66 casi accertati.
Non voglio parlare delle miserie di un paese, sarebbe come sparare sulla croce rossa, ma delle nostre personali.
Penso che la coerenza sia un processo: se guardo ai singoli fatti, alle singole sequenze intenzione-parola-azione, mi deprimo; se guardo ad una vita, posso vederne il disegno, l'impianto coerente.
Ho sempre temuto la volontà di coerenza: se essa sorge è benedetta, se non sorge prendiamo atto dell'asino-in-noi.
L'asino testimonia che nella linea intenzione-parola-azione c'è un intoppo, una non comprensione che non lascia fluire liberamente da intenzione ad azione e ci costringe ai mezzucci, ai nascondimenti, alle piccole e grandi ipocrisie.
Accogliendo l'asino, accogliamo la non comprensione e così facendo viviamo il nostro limite come una possibilità di trasformazione, come il pungolo che ci conduce a comprendere.
Quello che vale per i singoli, vale in parte anche per le società essendo esse formate da individui: pudore e decenza vorrebbero che non ci fosse spazio per il vittimismo quando così tanta pulizia rimane da fare.

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