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Il procedere delle persone è sempre per tentativi e non è mail lineare, se non nella direzione di fondo


Quando guardo alle persone che stimo, mi accade di compiere un errore piuttosto grossolano di valutazione: mi sembra che esse procedano linearmente, che le loro vite si srotolino all'insegna di una coerenza che non è solo di fondo, ma si incarna nel quotidiano.
Non è così, lo so, l'ho imparato nel tempo, diventando grande. Le persone, tutte, procedono per tentativi: hanno slanci, aperture, rigidità, chiusure, tenerezze; cadono e si rialzano e imparano dagli errori, dai limiti, dalle reazioni degli altri.
Che cosa mi trae in inganno dunque quando guardo, guardavo, a persone come, ad esempio, Carlo Maria Martini? Il vedere l'insieme del loro cammino esistenziale, la linea unitaria: non conoscendo i singoli punti che compongono quella linea, guardo l'insieme ma, quei punti, hanno molti colori, molte diverse densità e se guardi la linea da lontano non vedi niente, vedi solo un tracciato, un andare verso.
Se guardi da vicino vedi la trama dell'umano, del sentire e del limite che danzano insieme, la polifonia, l'intrico di segni e di suoni.
Ma se guardi solo i punti ti perdi e, anche in questo caso, non vedi, non comprendi perché non hai accesso all'insieme, alla direzione.
Penso che dovremmo sempre, guardando ad una vita, osservare da lontano, poi da vicino e poi ancora da lontano; naturalmente, questo non sempre è possibile perché, a volte, per la visione ravvicinata non abbiamo i dati, ma questo dovrebbe essere l'intento affinché il processo di conoscenza dell'altro abbia il giusto respiro.

La foto ritrae Carlo Maria Martini, a malattia già avanzata, nella ferialità di una sua giornata.
Da: http://v.gd/Ub1Bqr

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