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Imparare, insegnare la responsabilità


Se la scuola avesse una funzione, se non fosse lo specchio di un paese che vaga a occhi chiusi nel vuoto, svilupperebbe una pedagogia ed una didattica della responsabilità modulata sulle età degli studenti.
Se una società avesse anche solo una basilare consapevolezza delle sfide che ha davanti, coinvolgerebbe i lavoratori nella gestione delle imprese, gli impiegati nella gestione degli uffici, riunirebbe gli agricoltori in cooperative.
Un individuo che abbia anche solo un grano di maturità, sa che ad una scelta conseguono altre scelte, ad una omissione conseguenze, al fare scriteriato e impulsivo pericoli.
Una identità deve aver interiorizzato il principio di responsabilità; una comunità locale, un popolo, debbono aver compiuto questa acquisizione di base: la responsabilità si insegna e si impara, qualcuno te lo dice e poi sperimenti nella tua vita senza che altri ti tolga la possibilità di sperimentare, di provarci pagando le conseguenze delle tue scelte.
Potremmo guardare alla storia degli individui e delle società come al fluire del processo della responsabilità dove al bambino, come all'adulto viene insegnato, e vengono create le condizioni, perché si misuri con il proprio quotidiano e con ciò che esso porta senza che nessuno lo sollevi da quello che lui compete, se non nelle eccezioni.
Pensate come il femminile e il maschile vivono diversamente il principio di responsabilità e come il femminile, il più delle volte, si carica sulle spalle anche i pesi che competono al maschile, in famiglia ad esempio.
Siamo adulti bambini, una società bambina frignante perduta a se stessa e che non ha ancora compreso la più elementare delle lezioni: la vita è la nostra, non possiamo delegarla, né possiamo scansarla, possiamo solo rimboccarci le maniche ed affrontarla.

Immagine da: http://goo.gl/bC0oZ9


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