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Impiegare la volontà non per combattere, ma per comprendere


Anche la persona apparentemente meno volitiva impiega ingenti forze interiori per combattere contro se stessa, contro gli altri, contro la realtà immancabilmente avversa.
Magari questo accade non sempre, non per tutti sempre, ma i lettori converranno che accade, per molti di noi, spesso.
Se ci disponessimo di fronte al nostro limite, al limite altrui, alla manifestazione della vita non come coloro che temono e si proteggono, ma come coloro che si aprono con discernimento all'accadere, fiduciosi che ciò che viene è per noi, generato dal nostro stesso interiore per la nostra fruizione e per il nostro apprendimento, quanto diverse sarebbero le scene del nostro quotidiano?
!- smettere di combattere contro sé;
2- smettere di combattere contro l'altro che non è come vorremmo;
3- smettere di combattere la vita che non ci corrisponde nelle aspettative:
su questi tre pilastri, su questi cambiamenti di prospettiva si può finalmente fondare l'incontro con sé e con tutto ciò che è altro da sé.
E' implicito, in questo cambio di atteggiamento e di visione, che ciò che innanzitutto va superata è la logica della vittima, l'abito di colei-che-subisce: se non c'è vittima, non c'è qualcuno contro cui comabattere e ci sono solo possibilità di comprendere.
Associate quanto appena detto alle considerazioni fatte ieri in questo post sulla vacuità e traverete due tessere fondamentali del puzzle della gratuità.

Immagine da: http://wp.me/pjAou-m68

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