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I figli nostri che vanno via, i figli degli altri che arrivano, gli uni e gli altri mossi da una fiducia senza nome


Il numero degli italiani che emigrano è superiore al numero degli stranieri che immigrano. I dati sono della Fondazione Migrantes.
Gli uni e gli altri sono giovani. Cosa diranno quei nostri connazionali accaniti contro gli stranieri che arrivano, pensando ai nostri, e forse anche ai loro, figli che emigrano e che difficilmente sono trattati come noi trattiamo i figli di altri?
Come ho detto molte volte, a diventare grandi c'è un grande vantaggio, si possono vedere i processi vissuti da una certa distanza: ciò che accade oggi in Italia, in Europa, nel mondo, se visto con lo sguardo dei processi esistenziali, ha origini chiare e una generazione, la mia, quella nata a cavallo degli anni '50, ha responsabilità immani che sono all'origine di molti dei mali che adesso ricadono sulle vite dei nostri figli.
Non rifarò discorsi fatti molte volte, è l'analisi di un fallimento derivante dalla fanfaronaggine, dall'ignavia, dal conformismo, dall'egocentrismo.
Abbiamo messo, semplicemente, noi al centro; non l'altro, non i nostri figli, non il bene di tutti. E' triste.
I giovani vanno via, i giovani arrivano spinti da una forza che li porta ad osare, da una fiducia di fondo che non chiamano così perché spesso sperimentano il volto buio di essa, la disperazione.
Appartengo alla generazione degli ignavi che ha venduto il futuro dei figli per starsene in pace davanti alle tv del padrone a guardare le chiappe delle ballerine.

Immagine da: http://goo.gl/ubuXTR

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