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Non un solo passo mi è possibile senza di te


Prendo lo spunto da due post pubblicati su Comunità del Sentiero contemplativo: uno riferito ad un detto sufi, l'altro all'accudimento degli animali.
"E la radice di una pianta non può aiutare nessun'altra pianta a crescere. Stare insieme nello stesso proposito e lasciare che ciascuno cresca alla propria maniera" dice il maestro sufi.
Apparentemente l'affermazione è corretta e ineccepibile, nella realtà presenta una falla piuttosto ampia: l'umano non condivide l'esistenza con gli altri esseri perché è ecologicamente vantaggioso ed è la condizione affinché possa procedere nel proprio cammino solitario di comprensione; non è così, o lo è solo superficialmente; così appare alla comprensione della mente, ma non del sentire.
Come si presenta la questione dal punto di vista del sentire?
Tutti gli esseri procedono assieme: il santo insieme all'assassino, insieme al gatto, alla pietra, alle molecole dell'aria.
Il sentire coglie l'insieme del procedere, la mente il singolo dato: là, dove la mente vede il procedere solitario e la condivisione come convenienza funzionale, il sentire coglie il procedere unitario, il respiro comune, il non poter compiere un passo senza l'altro da sé, chiunque e qualsiasi forma e sostanza esso abbia.
E' sbagliato ciò che la mente dice? No, è parziale.
Se dovessi affondare il sentire dentro la questione, affermerei: non esiste alcun procedere solitario perché non esiste alcun individuo; esistono solo l'Uno-mai-divenuto-due e il sentire assoluto, ma questa è una esperienza non argomentabile con i codici della mente, è qualcosa che si sperimenta e che sta lì.

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