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L'incapacità di immaginare un nuovo modo di vivere e di lavorare


Ho ascoltato dei brani del discorso di chiusura di Renzi alla Leopolda e le metafore varie che narravano immaginativamente il vecchio che non può stare nel nuovo.
Ho ascoltato anche, attentamente, i discorsi di Landini e della Camusso fatti i giorni scorsi a cavallo della manifestazione di Roma.
Guardo desolato alla quantità spaventosa di giovani senza lavoro, di adulti che lo perdono.
Credo che il paese non possa reggere a lungo in queste condizioni e che il conflitto, fino ad oggi contenuto, troverà un varco attraverso cui esprimersi e sarà doloroso, molto.
Non intendo discutere di tutto questo, non ne ho le capacità: osservo da questo luogo appartato che è l'Eremo dal silenzio e la realtà si impressiona nel mio interiore; da ciò che mi suscita, nascono queste riflessioni.
Si può lavorare senza dignità? Senza che il proprio sforzo sia rispettato, tenuto nel debito conto, adeguatamente gratificato? Si può lavorare senza prospettiva, sapendo che domani possono dirti di andartene e costringerti a cambiare casa, città, scuola per i tuoi figli?
Si può chiedere ad un imprenditore di investire la propria creatività, le proprie risorse, la propria vita in un contesto dove viene quotidianamente vessato da una moltitudine di inefficienze e di vincoli che, a volte, sembrano esserci solo per giustificare l'esistenza di chi li promulga?
Non è facile essere operai, né è facile essere imprenditori in un mondo che ha perso le ragioni dell'essere dell'uno e dell'altro.
Vedo una soluzione? Si: nella collaborazione, nella condivisione, nella cooperazione.
Nel noi che supera l'io: nell'intelligenza collettiva, nella direzione condivisa, nella responsabilità di tutti su tutti i processi e su ciascuna parte di essi, per quanto possibile.
Penso non ci sia chiara la natura della crisi attuale che parla del fallimento del modello culturale, sociale, economico, produttivo ego-centrato e, temo, non ci sia altrettanto chiaro che l'uscita da essa non chiama alle deregolazione dei diritti fondamentali, ma ad una acquisizione di responsabilità collettiva, nuova ed originale, come mai accaduta prima.
Chiudo con l'amara sensazione di essere uno sciocco a fare simili discorsi, quasi fosse questo il tempo sbagliato per riflettere a questo modo.

Immagine da: http://www.tedxviatirso.com/?p=216
 

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