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Dal non nuocere, al prendersi cura


Ora che gli olmi si sono spogliati delle ultime foglie inizia la stagione del far legna e le mattinate sono impegnate nella cura del bosco e delle siepi.
La vitalità delle piante è tale che se salti una stagione, o sei svogliato, la paghi subito con virgulti di olmo, pruno, biancospino, ligustro, pioppo che invadono ogni spazio libero e ne diventano i padroni indiscussi.
Se vuoi vivere in campagna e non usi prodotti chimici, la relazione con il vivente è continua, il prendersi cura costante.
Non c'è volta che la motosega affonda in un tronco, in un ramo, che non mi pongo il problema del danno che arreco, che non mi scuso, che non mi relaziono con quest'essere a cui tolgo, o amputo la vita, condividendo con esso la consapevolezza della necessità di trovare un compromesso tra il suo espandersi e la mia necessità, o quella degli olivi e dell'orto, o di altre piante, di avere il nostro spazio.
Non nuocere. Quando mi siederò a tavola non mangerò vita animale; quando camminerò per un sentiero non raccoglierò un fiore; quando ti incontrerò la mia presenza non ti arrecherà dolore e starò anche attento a non procurarti frustrazione: se ne sarò capace e so che non sempre lo sarò.
Non nuocere è il fondamento, a partire da esso può sorgere altro, molto altro: ti posso essere utile?
Ti posso essere utile significa una cosa precisa nella dimensione contemplativa dell'essere e dell'esistere: ti posso essere servo?
Perché il tuo bisogno conta, non il mio; l'asino in me permettendo.

 Immagine da http://is.gd/HUbjYI

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