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L'intolleranza e i suoi simboli



Definirei l'intolleranza come la risultante dell'eccesso di centralità di sé, del proprio personale punto di vista, dei propri bisogni, dei propri progetti.
Quando questa centralità egoica è estrema, produce una cecità, una ottusità e, a volte, una ossessione.
I fatti di Parigi rappresentano un simbolo; l'azione dell'Isis, è un simbolo; le posizioni di certi partiti politici, o di certi movimenti, sono simboli.
I simboli si presentano nell'eclatanza dei fatti e parlano di noi, del non risolto e del non compreso in noi.
L'intolleranza, nella sua dimensione sociale, va affrontata con i mezzi della riforma politica e sociale; nella dimensione privata, nella sua radice profonda, là dove affonda nel nostro intimo, va conosciuta, resa consapevole, interpretata, trasformata.
I terroristi di Parigi, con il loro atto estremo e barbaro, non parlano solo di se stessi, dell'ideologia che li ottenebra, delle loro fragilità: essi sono il terminale visibile di un flusso mai esaurito di intolleranza che percorre il corpo sociale e che, attraverso il loro gesto, diviene visibile.
Ancora una volta, il problema è in noi e, quello che in noi non è risolto, diviene simbolo visibile attraverso l'azione nostra o di altri.

Immagine da http://goo.gl/AErTuo

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