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L'invecchiamento esteriore, la gioventù interiore


"Ognuno di noi è un "kintsugi" le cui ferite raccontano la propria storia" dice un'amica: è senz'altro vero, ciò che è visibile come segno nel corpo narra i processi che la persona ha vissuto, così come i gesti, gli sguardi, le azioni, la testimonianza di vita narrano ciò che nell'interiore si è sedimentato attraverso il processo della conoscenza-consapevolezza-comprensione.
Di esperienza in esperienza, la conoscenza che deriva da ciò che si è vissuto, genera consapevolezza: conoscenza e consapevolezza assieme, permettono il germogliare della comprensione.
Che cos'è la comprensione?
Qualcosa di molto diverso dalla conoscenza: ciò che si è capito, non è detto che sia accompagnato da una coerenza nel vivere; ciò che si è compreso è sempre accompagnato da una coerenza e da una impossibilità di deviare da esso.
Il compreso è la risultante delle esperienze ed è iscritto in modo indelebile nel nostro interiore, in quello che noi chiamiamo il corpo della coscienza: è iscritto per sempre, non potrà essere sconfessato, rappresenta il nuovo campo base da cui si parte per ogni nuova esperienza.
Il campo base, di esperienza in esperienza, ci avvicina sempre più alla cima del monte, raggiunta la quale, termina il processo del conoscere e dell'essere consapevoli, del vivere dunque, ma non termina quello del comprendere...
Quando il nostro corpo denuncia gli anni e le esperienze, il nostro interiore può cantare una giovinezza inusitata e inimmaginabile per chi non ha dedicato la propria esistenza alla conoscenza di sé.

Immagine da http://goo.gl/WFKE0j

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