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Pieni di paure, il nemico è ovunque


L'immagine si commenta da sola.
C'è qualcosa che a noi non è chiaro nella natura della realtà, nel modo come essa si forma.
Non abbiamo compreso che ciò che temiamo è anche ciò che ha più possibilità di realizzarsi; ciò che avversiamo busserà alla porta, prima o poi. Perché?
Per una moltitudine di ragioni difficili da spiegare qui, ma la più semplice è questa: se hai paura di qualcosa, vuol dire che quella cosa ha qualcosa da insegnarti.
Il pericolo è ovunque, tutto ci può ferire e togliere la base su cui appoggiamo: allora rafforziamo le barriere, aumentiamo le scorte, coltiviamo lontananze, diffidenze, resistenze.
La pressione del nemico aumenta, il nemico ci invade. Chiediamo sicurezza, difesa dei nostri diritti, delle nostre prerogative, delle nostre libertà minacciate da un nemico esterno.
Non ci curiamo delle conseguenze dei nostri egoismi e delle mille intolleranze e pregiudizi che coltiviamo nel nostro intimo, della devastazione che il nostro modo di produrre, lavorare, consumare, vivere produce in chi ci sta a fianco, nel pianeta per primo.
No, non ci curiamo, noi siamo le vittime della barbarie altrui.
Poveri. Poveri di comprensione non abbiamo chiaro allo sguardo che la realtà è un simbolo che solo dei nostri fantasmi interiori parla, delle nostre paure, dei nostri egoismi inguardabili, inconfessabili, insopportabili.
Più cresce la paura, più la realtà è paurosa: più l'essere apre le porte e non teme ciò che viene, più la realtà è quello che è, né facile, né complessa, teatro del vivere apprendendo.
La realtà parla di noi, sempre per prima parla di noi e poi, forse, dice qualcosa dell'altro.

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