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Ad ogni passo qualcosa mi ferisce: la via identitaria e quella spirituale


Ferisce chi? La visione che mi sono costruito di me e del mondo.
Se la lettura di me è interna alla dimensione identitaria e psicologica, quelle ferite le affronterò e risolverò nel contesto di quel paradigma.
Se mi interpreto alla luce della via spirituale ed esistenziale, la lettura conseguente sarà molto diversa.
La ferita identitaria diviene stimolo alla riflessione: quanto è centrale la mia egoita? Quanto è grande il bisogno di essere accolto e riconosciuto e perché?
La via spirituale implica che il processo identitario sia giunto a maturità, che la persona abbia una sana relazione con sé e questo per una ragione molto semplice: la dimensione spirituale è dimensione unitaria dove l'esserci e lo scomparire sono come il ciclo del respiro.
La pienezza della propria umanità è la porta che conduce al suo superamento: dal nome, al non-nome.
La persona della via spirituale affronta la ferita identitaria potendo affermare: "Chi è ferito?", sapendo che solo l'immagine di sé è lesa; nulla di reale, nulla di consistente.
La persona identificata nei suoi processi egoici e senza una consapevolezza di essi, questo non può e non deve farlo, deve seguire l'iter interno alle dinamiche della propria identità.
La persona della via spirituale che, pur potendo disconnettere dalle proprie identificazioni, le persegue e le alimenta, smarrisce il senso del suo procedere esistenziale.

Immagine da http://is.gd/ctGHFY

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