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Niente maschere: l'ipocrisia nello spirituale


Sabato mattina: in cinque abbiamo raccolto le potature degli olivi, abbiamo discusso e riso.
Tutto è stato diretto, franco come tra amici, come tra compagni di viaggio.
Cerchiamo di avere lo stesso rapporto durante i gruppi, gli intensivi, gli incontri della comunità.
Voi quando parlate con il vostro partner, con i vostri figli, non siete diretti, immediati, franchi?
Che cos'è quell'aria misticheggiante, carica di ritualità e di apparente "sacralità", che aleggia in tante situazioni "spirituali" o religiose?
Una rappresentazione, la rappresentazione dello spirituale, della religione, del sacro.
Inguardabile.
Tutti immersi in una parte recitiamo l'atteggiamento consapevole, recitiamo l'accoglienza e il non giudizio, recitiamo la flessibilità e l'impermanenza.
Maschere, spesso; non sempre, naturalmente.
Molto tempo fa, abbiamo detto di no all'ipocrisia.
Diretti, immediati, scarni, provocatori magari, ma ipocriti no.
C'è voluto del tempo per liberarci dagli stereotipi dello spirituale, ma alla fine, quando il sacro diviene veramente esperienza che tutto permea, sappiamo lasciarci compenetrare fin nelle midolla e, un attimo dopo, lanciare una battuta dissacrante.
Questa è il nostro cammino: senza idoli, senza riti, senza attaccamenti e con molta ironia.

Immagine da http://is.gd/rnyPCg

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