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"Quella cosa non mi va, non mi piace"


Diceva, l'altro giorno, un'amica: "Quella cosa non mi va di farla, non mi piace, non sento che sia la mia modalità. Farò altro a me più congeniale e che non mi costa fatica".
Sembra un'affermazione inconfutabile.
Vi chiedo: nella vostra vita, nel vostro lavoro, nella vostra famiglia, quante volte vi trovate a a fare cose che non vi aggradano?
Potremmo dire che la vita ha un certo tasso di cattiveria perché sembra infilare di continuo, nelle pieghe del nostro quotidiano, faccende o situazioni che non ci piacciono.
O, non sarà che la vita ci presenta quel che ci presenta e noi dobbiamo imparare ad andare oltre il "mi piace-non mi piace"?
E' sbagliata la vita che ci presenta situazioni non sempre piacevoli, o è sbagliato il nostro giudizio su ciò che viviamo nella ferialità delle nostre ore?
Quando impariamo ad andare oltre il "mi piace-non mi piace" si apre un mondo: i fatti si presentano, dei fatti ci occupiamo, dai fatti impariamo quel che dobbiamo imparare.
Il giudizio è assente e finalmente vediamo la realtà per quel che è: né piacevole, né spiacevole, occasione di conoscenza, di consapevolezza, di comprensione.
Diveniamo allora collaboratori efficaci della vita, seguendola là dove ci vuole condurre senza lasciare tracce con la nostra opposizione.
Più il giudizio è invadente, maggiore è l'opposizione, più grande la fatica, più probabile la sofferenza.
E viceversa.

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