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Enzo Bianchi, L'ostilità verso l'altro è la notte delle coscienze


[...] Siamo diventati insensibili perché non vediamo l’essere umano che c’è dietro ogni vita spezzata,
mentre bisognerebbe conoscere ciascuno di loro: il suo volto, le sue sofferenze, le angosce e le speranze, le persone che ama e che lasciato, quelle che porta nel cuore ovunque vada, quelle che lo custodiranno sempre nel ricordo. E invece no: solo numeri, che hanno peso solo se sono alti, sempre più alti, mentre va sempre più a fondo la dignità di chi non vuole vedere, di chi distoglie lo sguardo dagli occhi dei propri compagni di umanità. Bisognerebbe ascoltarli quando parlano di chi hanno lasciato, delle violenze patite, della solidarietà ma anche della diffidenza incontrata nel nostro paese, di cosa sperano di fare non “nella” vita ma “della” loro vita. Bisognerebbe poter chiamare ciascuno per nome, il suo nome, quello con cui lo ha sempre chiamato chi lo amava e lo ama, poter scrivere quel nome su una busta, una cartolina postale come facevano tanti italiani all’estero fino a pochi anni fa; bisognerebbe poter conoscere il nome e il volto che c’è oggi dietro un profilo virtuale. E invece no: tutti loro sono numeri che infastidiscono altri numeri, quelli delle statistiche del nostro benessere.[...]  Il testo dell'articolo pubblicato su La Stampa 

 
Immagine da http://marcobariletti.com/tag/immigrazione/ 

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