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Il senso di colpa, il disagio


A volte dopo una situazione, un gesto, un pensiero ci coglie un disagio, un senso di colpa, la consapevolezza che non abbiamo dato il meglio di noi e che potevamo fare altrimenti.
Da dove origina questo stato? Dalla possibilità che avevamo di fare diversamente.
Mi spiego: se, in una certa situazione, non ho alternative al comportamento che sto tenendo - e non le ho perché le comprensioni acquisite non mi permettono altro -, non avrò disagio e senso di colpa per ciò che ho attuato.
Ma se le comprensioni acquisite mi sostengono e possono permettermi anche altri comportamenti, allora sorgerà quello stato che mi dice che non ho dato il meglio: potevo fare altro, era alla mia portata, ma non l'ho fatto!
Ma se era alla mia portata, perché non l'ho fatto? Per diverse ragioni, di cui una principale: le comprensioni che mi permettevano un altro comportamento erano in strutturazione ma, evidentemente, non complete.
Quando una comprensione è matura e completa non offre possibilità di scelta: fino a quando posso non fare secondo il dettato di quella comprensione, significa che essa non è giunta alla pienezza della propria possibilità.
In termini pratici: se uso la sopraffazione nei rapporti con il mio prossimo, è perché in me - nella coscienza -  non c'è ancora la comprensione che quello non è un comportamento ammissibile. Non avrò sensi di colpa o disagi.
Se uso la sopraffazione e poi mi sento in colpa, ma continuo ad usarla, significa che c'è una comprensione in formazione ma non ancora completa.
Quando la comprensione sarà inscritta nel sentire di coscienza, mi sarà impossibile sopraffare chicchessia.


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Immagine da http://goo.gl/l5R8JP


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