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La vita e la morte in campagna


Ci sono aspetti della vita che chi vive in città perde irrimediabilmente.
Il flusso del tempo, la consistenza degli eventi atmosferici, la moltitudine di esseri che nasce e che muore nella ferialità più assoluta.
Ora che anche di umani ne nascono pochi, tra le mura della città l'assistere alla vita che viene non è comune, come non è comune il partecipare alla vita che va, perché il processo del morire è occultato agli occhi dei più.
In campagna, se ci vivi tutti i giorni di tutto l'anno, tutto è sotto gli occhi di tutti.
Gli esseri nascono in continuazione e altrettanto continuamente muoiono.
Nascono specie che mai avevano abitato queste colline, muoiono piccoli che non hanno ancora potuto sperimentare il sapore della vita.
Non è sempre facile essere così immersi dentro a questo processo: mentre il nascere sempre ci meraviglia, il morire ci turba e ci rattrista e ci sono giorni che vorremmo uscire di casa e non accorgerci che qualcuno di questi piccoli esseri che attraversano la vita con noi, se ne è andato poche ore dopo aver aperto gli occhi.
Ma così è, questo è il respiro della vita che contiene in sé il morire.
Non vita e morte, ma vita unitaria intessuta del gesto del nascere e del morire.



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Immagine da https://goo.gl/Dq1Mjp

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