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La profondità dei fatti nella contemplazione (5)

Se su di un fatto, su di un accadere si aggiunge il mio bisogno, la mia paura o il mio sogno, il racconto della mia mente, quel fatto non mostrerà altro che la sua limitatezza, la sua impermanenza, la sua superficie.
Ma se su quel fatto nulla viene aggiunto, allora si crea una situazione completamente diversa:
quel fatto diviene la porta di uno stato non condizionato.
Accogliendolo nel suo venire, sapendo che in nessun modo potremo trattenerlo esso, per il solo fatto che in noi non c'è condizionamento, libera senso, profondità d'essere, visione unitaria.
Qualsiasi fatto produce questo quando in noi non c'è condizionamento, quando al fatto non sommiamo le nostre pretese e i nostri bisogni.
Riepilogando: la realtà che viviamo può essere costituita dall'interminabile rosario delle nostre lamentele e dalle frustrazioni del nostro vivere, o può essere un atto contemplativo: accoglienza nell'impermanenza, vuoto di sé, affiorare del significante che risiede oltre il velo del divenire, dello scorrere, dell'effimera pretesa di esserci e di contare.

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