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Un tempo per la meditazione quotidiana

Abito qui, nell'Eremo dal silenzio dal 1987. Dal 1993 ho smesso di lavorare e mi sono dedicato a tempo pieno alla via interiore.
Finché lavoravo, mi alzavo alle 5 del mattino, facevo due ore di zazen e poi partivo per il lavoro.
La pratica quotidiana dello zazen (la meditazione del buddismo zen) mi ha cambiato la vita:
mi ha dato la forza e la determinazione per affronbtare il quotidiano, gli impegni, lo stress;
mi ha allenato in modo impareggiabile nella pratica della disconnessione dai pensieri, dalle emozioni, dai bisogni fasulli;
mi ha fortificato nell'immagine di me;
mi ha reso presente al ciò che viene, all'accadere, all'altro nelle relazioni;
è stata di aiuto impareggiabile nell'abbandonarmi alla vita fiducioso, attento, plasmabile.
La mia pratica è stata lo zazen, ma ciascuno può praticare quello che vuole; ciò che a mio parere conta, è la costanza quotidiana, la dedizione e la fedeltà al praticare.
Anche il tempo di pratica è relativo: certo, se è troppo breve, l'impronta che lascia è leggera.
Il determinante è che attraverso il praticare noi prendiamo nelle mani la nostra vita, non la deleghiamo a nessuno e la riconduciamo senza sosta all'essere aperti rispetto alla vita che viene, bussa e ci chiede se siamo pronti a viverla nella freschezza e nell'immediatezza dell'adesso.
Senza paura, senza reticenza, osando il possibile a noi.

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